mercoledì 7 settembre 2016

Le serie degli antichi racconti giapponesi (146)



Tre foto di Chigaidana


Ugetsu Monogatari 35 (la storia della pioggia e luna)

~ scritto da Akinari Ueda ~

Kibitsu no Kama (la pentola del tempio scintoista Kibitsu) ~ 8 ~

La donna ha risposto:

“La casa della signora è vicina da dove voi passate sempre. Anche lei si sarà sentita insicura adesso, perché ha perso una persona degna di fiducia. Io quindi, vi raccomando di visitarla ogni tanto.”

Poi, ha cominciato a camminare mettendosi alla testa di lui.

Duecento metri avanzati, c’era un sentiero stretto. Camminandovi ancora cento metri, si è trovata una piccola casa col tetto coperto da rami di bambù nel bosco buio.

La porta di bambù era smorta e anche il giardino sembrava che fosse abbandonato sotto la luna al primo quarto. E attraverso la finestra di carta, filtrava la poca luce.

“Aspettate un attimo.”

Dicendo cosi, la donna è entrata dentro. Shotaro, stando fianco al pozzo vecchio, coperto di muschio, ha sbirciato la situazione di dentro casa. Fra Fusuma (la porta di carta scorrevole) un po’ aperta, il fioco lume scintillava dal vento e sotto questa, Chigaidana (lo scaffale con i ripiani di livello diverso, come si vede nelle foto di sopra) raccato nero splendeva con l’aspetto elegante e bello.

A questo momento, la donna è uscita da casa e detto:

“Io ho parlato alla signora quello che mi avete detto, allora lei è contenta e vuole parlare con voi tramite un paravento. Per favore, entrate dentro.”

Shotaro quindi, accompagnato dalla donna, è entrato in casa girando per il giardino. Nel salotto, c’era un paravento da cui si vedeva solo un pezzo dell’orlo di Kimono. Lui ha detto pensando che ci stava la signora:


“Ho sentito dire che voi avete perso il vostro marito e poi per peggiorare la situazione, vi siete ammalata. Anche io ho perso mia moglie pochi giorni fa e sto provando lo stesso dolore con voi. Allora ho avuto l’audacia di visitarvi cosi improvvisamente, volendo almeno condividere la nostra tristezza col parlare il sentimento di noi ognuno.”